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Vesuvio

Il Vesuvio è un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Si tratta di un vulcano esplosivo, la cui ultima eruzione ebbe luogo nel 1944. Da questa data non si sono verificate più eruzioni, e il Vesuvio è considerato quiescente


Il Vesuvio è uno stratovulcano situato in Italia, in posizione dominante rispetto al golfo di Napoli. È uno dei due vulcani attivi, o per meglio dire quiescente risalendo l’ultima eruzione a 79 anni fa, dell’Europa continentale[ nonché uno dei più studiati e pericolosi al mondo a causa dell’elevata popolazione delle zone circostanti e delle sue caratteristiche esplosive. L’area vesuviana presenta infatti un’alta densità di popolazione e il numero dei residenti potenzialmente in pericolo si aggira intorno a 3 milioni di abitanti.

La sua storia 

Il Vesuvio è un vulcano particolarmente interessante per la sua storia e per la frequenza delle sue eruzioni. Si tratta di un vulcano esplosivo, la cui ultima eruzione ebbe luogo nel 1944. Da questa data non si sono verificate più eruzioni, e il Vesuvio è considerato quiescente

Eruzioni nell’antichità prima del 79 d.C.

Il Vesuvio non apparve sempre come un vulcano attivo. Per molti secoli fu un monte tranquillo. Scrittori antichi lo descrissero coperto di orti e vigne, eccetto per l’arido culmine. Anche diverse fonti iconografiche, come alcuni affreschi conservati presso il Museo Archeologico di Napoli, mostrano il Vesuvio come una montagna a picco unico, coperta di vegetazione e di vigneti.
L’eruzione del Vesuvio del 79 è il principale evento eruttivo verificatosi sul Vesuvio in epoca storica. L’eruzione, che ha profondamente modificato la morfologia del vulcano e dei territori circostanti, ha provocato la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Oplontis e Stabia, le cui rovine, rimaste sepolte sotto strati di pomici, sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo.

L’eruzione del 1631.

Nel 1631 ci fu un’altra imponente eruzione. Dopo numerosi eventi premonitori quali rigonfiamento del suolo, piccoli terremoti che si manifestavano già da qualche mese e prosciugamento delle fonti, all’alba del 16 dicembre il Vesuvio rientrò in attività dopo un riposo di circa 300 anni, con l’apertura di una bocca laterale sul versante Sud-Est con una iniziale fase di attività stromboliana e forse l’emissione di una colata di lava (per molti autori invece non vi fu alcuna colata di lava). Una prima fase espulse ceneri frammiste all’acqua che scesero a valle a grandi velocità, oltre a colonne di vapore. Successivamente ebbe luogo una violenta attività esplosiva dal cratere centrale con un’alta colonna di ceneri, pomici e gas.
Dal 1631 si sono verificate numerose eruzioni. Durante un’eruzione del febbraio 1848, una colonna di vapore alta circa 15 chilometri, sorse dal cratere, presentando una varietà di colori; subito dopo spuntarono dieci cerchi, bianchi neri e verdi che assunsero la forma di un cono. Un’apparizione simile era stata osservata nel 1820..

L’eruzione del 1944

Dopo quella del 1929, la successiva ed ultima eruzione, avvenne tra il 16 e il 29 marzo 1944, e distrusse nuovamente Massa di Somma e San Sebastiano, cosparse di ceneri Ottaviano e tutto il Meridione, e fu resa famosa dai cinegiornali dell’esercito angloamericano che all’epoca occupava Napoli. Fontane di lava si innalzarono dal cratere fino ad un’altezza di 800 metri, mentre 26 persone a San Sebastiano venivano letteralmente bruciate dalla pioggia di ceneri, ed il condotto craterico subì un’alterazione radicale. Infatti a partire dalla fine di questa eruzione il vulcano è entrato in una fase di quiescenza. Un tappo roccioso che ostruisce il cratere impedisce inoltre il pennacchio di fumo che era diventato costante anche nei periodi di calma durante gli ultimi secoli.